Il diritto al mantenimento del figlio neomaggiorenne o adulto si basa sulla dimostrazione che il figlio abbia cercato di migliorare la propria preparazione professionale o tecnica o abbia cercato attivamente un lavoro, se il figlio neomaggiorenne prosegue nel percorso di studi superiori, universitari o di specializzazione, questa circostanza è sufficiente a fondare il suo diritto al mantenimento. Per il “figlio adulto”, invece, in base al principio dell’autoresponsabilità, è necessario fornire una prova rigorosa delle circostanze oggettive ed esterne che giustificano l’incapacità di ottenere un’autonoma collocazione lavorativa.
La Cassazione, infatti, ha chiarito che in base alla normativa vigente e in ragione del principio di autoresponsabilità, incombe sul figlio maggiorenne, e non sul genitore, l’onere di dimostrare di aver curato, con ogni possibile impegno, la propria formazione professionale o di essersi attivato nella ricerca di un’occupazione lavorativa.
IL CASO
Nel caso in questione, la figlia maggiorenne dopo aver conseguito la maturità non aveva continuato gli studi e per 5 anni preferiva lavori saltuari e precari. All’età di 24 anni, decideva di riprendere a studiare iscrivendosi ad un corso non in linea con gli studi fatti e il padre agiva per la revoca del mantenimento e dell’obbligo di contribuire alle spese straordinarie.
Il Tribunale di Pordenone revocava il mantenimento mentre la Corte d’Appello adita dalla madre, riaffermava l’obbligo a carico del padre di mantenere la figlia e contribuire ai di lei studi ritenendo che l’inizio tardivo degli studi potesse essere dovuto a vari fattori, anche ad un disagio psicologico, e che, secondo le consuetudini sociali in voga, un venticinquenne non fosse obbligato a trovarsi un lavoro!!
Al padre non rimaneva che adire la Cassazione che ha osservato come la questione dell’età non costituisca fatto notorio, che l’onere della prova incombe al figlio beneficiario del mantenimento e che pertanto è necessario effettuare una valutazione caso per caso, idonea a declinare il principio di autoresponsabilità alla fattispecie concreta del “figlio adulto”.
Accolto il ricorso in Cassazione di un padre che richiedeva la revoca dell’assegno di mantenimento per la figlia 25enne.
Una volta raggiunta la maggiore età, si presume l’idoneità al reddito e quando non lo si ha occorre che sia provato dal richiedente li suo impegno rivolto al reperimento di un’occupazione nel mercato del lavoro e la concreta assenza di personale responsabilità nel ritardo a conseguirla.